Intervista – Domande “sComode” a Franco J. Marino

25 novembre 2017

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Franco J. Marino nasce a Napoli e fin da ragazzo studia musica e scrive canzoni. È autore, compositore e interprete di brani tra il mondo soul e il classic, anche in lingua napoletana. Tamuè è il suo attuale progetto musicale.

Riceve il premio AFI 2012 per l’attività compositiva a livello internazionale in occasione del memorial Mario Musella. Dopo aver collaborato come autore con artisti italiani e internazionali (Bocelli, Dalla, Nathan Pacheco per la Walt Disney Records), decide di esordire come cantautore. Pubblica nel 2015 l’EP “C’è una vita nuova”, distribuito da Believe Digital. Nel 2017 propone il suo nuovo progetto a Mauro Malavasi che ne condivide l’idea e l’essenza insieme a Fonoprint.

Nasce da qui Tamué, brano che anticipa l’album di prossima pubblicazione e il nome di un nuovo mood Napolatino, fusione di elementi mediterranei e latini. Un’evocazione, un sogno, una danza come un rituale che fa viaggiare con la mente verso il Sud. In radio intanto dal 10 novembre si può ascoltare il singolo Tamué. Prodotto artisticamente da Mauro Malavasi per Fonoprint, il brano propone un nuovo mood, un nuovo concept che racconta danza di passione, gioia e contraddizione.

“Tamué è un mood Napolatino – spiega Franco J.Marino – fusione di danza tra elementi mediterranei e latini, è un’evocazione, un sogno.” Nel video girato dalla regista Ana Ortega Moral, disponibile su YouTube seguendo il soggetto ideato da Mauro Malavasi e Franco J. Marino, la danzatrice segue le note di Tamué in una danza suadente nello splendido scenario di Procida. Un ballo scandito da un ritmo profondo e sensuale, un abito rosso in contrasto con lo scenario bianco, tipico dell’immaginario delle isole del sud Italia. La produzione esecutiva è di CLOCK’MUSIC sas – FONOPRINT srl, e con il patrocinio del Comune di Procida. Singolo molto bello e accattivante ti spinge a sentirlo e risentirlo davvero ben concepito.

Ho voluto fare qualche domanda a spiega Franco J.Marino per conoscere meglio il suo progetto musicale.
1. Da cosa nasce il progetto Napolatino?
Ciao, Giacomo! Il progetto nasce dal mio bisogno di unire alle mie composizioni e alla mia poetica una chiave ritmica che però fosse originale. Mettere “le ruote alle mie canzoni”; e così, un giorno della scorsa estate, mi trovavo a casa del maestro Malavasi a pranzo e mentre spiegavo questo concetto, citando una frase di Pina Bausch da cui avevo tratto ispirazione: ” danziamo, danziamo altrimenti siamo perduti”, gli feci ascoltare un brano che avevo da poco scritto e cominciammo ad improvvisare. Lui con le forchette, il tavolo di legno e con la voce il basso, io con la chitarra suonata come se fosse una percussione e la voce. Inconsapevolmente, stavamo creando una chiave ritmica insolita. Poi si è passati alla fase successiva quella cioè di studiare un suono elettronico partendo dall’analogico e da qui in poi è stato tutto in divenire. Nel mood sono entrati tutti questi elementi, le forchette, il legno, il suono analogico che sembra uno scacciapensieri elettronico, dal quale ho tratto ispirazione creando una specie di strumento spaziale in grado di riprodurlo, le percussioni, le chitarre suonate pizzicando forte le note, un contrabasso volutamente suonato anch’esso come una percussione. Poi abbiamo inventato, quasi per gioco, due neologismi: Tamuè e Napolatino per meglio identificare questo che io credo possa essere considerato un nuovo mood. Successivamente abbiamo creato la sceneggiatura del video e con l’aiuto di Ivana, la danzatrice, dei passi che rappresentassero il Tamuè: danza di passione, evocazione, visione, eleganza. In ultimo, ma non per importanza, abbiamo scelto Procida come location per il video, un isola meravigliosa legata alle mie radici indissolubili.

2. Cosa ci dici sul tuo album in uscita?
Il concept album uscirà in primavera del 2018. Non vedo l’ora perché si avrà chiaro il quadro di questo “Napolatino”, intanto invito tutti a guardare il video che è un anticipo del Tamuè.

3. Artisti con cui ti piacerebbe collaborare?
Ce ne sono… però gli artisti affermati, soprattutto quelli italiani, difficilmente si fanno coinvolgere. Quindi cosa posso dire? Con alcuni eccellenti ho già avuto il privilegio di lavorare, quindi grandi o no l’importante è l’energia.

4. La musica napoletana ha sufficiente spazio nel mondo?
Dipende cosa si intende per musica napoletana: quella famosa in tutto il mondo che fa parte del patrimonio della musica classica? Direi proprio di sì, nel mondo abbiamo un posto importante, come italiani, proprio grazie alla musica classica napoletana. Faccio un esempio: in America quando chiedi a chiunque di cantare una canzone italiana, cosa cantano? ’O sole mio. Torna a Surriento. Mettiamoci anche Con te partirò del grande Andrea Bocelli, per il quale ho avuto l’onore di scrivere un brano dal titolo “Domani” e che con il quale il maestro Malavasi ha sempre fatto successi planetari. Nel mio piccolo credo di poter dare un contributo, anche se in maniera diversa. Comunque penso che se una cosa è autentica e bella, viene riconosciuta universalmente.

5. Progetti dopo l’uscita del disco?
Se il pubblico apprezzerà il mio lavoro, la conseguenza sarà chiaramente suonare, cantare e far danzare con il Tamuè, divertendomi e regalando emozioni.

Civins

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