69esimo Festival di Sanremo: le pagelle di Big e Nuove Proposte nella prima serata

6 Febbraio 2019

Puntuale come la febbre stagionale ritorna per sua 69esima edizione il Festival di Sanremo. La prima serata si svolge in maniera sobria ed elegante, senza grandi panegirici, se non il mal riuscito tentativo di Bisio di tirare fuori il tema migranti.

Nella prima serata si sono esibiti per la prima volta tutti i 24 cantanti in gara, Big e Nuove Proposte. Qualche sorpresa in positivo, qualcuna in negativo, e molte conferme. Per tanti un’esecuzione penalizzata da problemi di audio. Ecco le mie pagelle, che si riferiscono non solo alla canzone ma all’esibizione nella sua interezza.

Francesco Renga – “Aspetto che torni”. Voto 6: Migliore apertura di lui non poteva esserci, purtroppo si limita a fare semplicemente Renga.

Nino D’Angelo e Livio Cori – “Un’altra luce”. Voto 5: Un pezzo difficile, che crescerà di serata in serata, nella prima steccano molto e hanno difficoltà nel trovarsi l’un l’altro. Nel complesso si può fare di più.

Nek – “Mi farò trovare pronto”. Voto 7: Trovandosi a suo agio interpreta in maniera ineccepibile questo pezzo, peccato che sia molto simile ai suoi precedenti brani.

Zen Circus – “L’amore è una dittatura”. Voto 7: la prima canzone del Festival di Sanremo con una scenografia: sbandieratori e tamburi militari. Pezzo, senza ritornello, in linea con gli Zen Circus che conosciamo (ma che il pubblico di Rai1 non conosce e fa difficoltà ad apprezzare). Appino canta un testo difficile e quasi senza pause in maniera non ineccepibile, ma si riprende nel finale, enfatico e carico.

Il Volo – “Musica che resta”. Voto 4: L’ Ariston gli ha consacrati e li distruggerà. Giocano la carta del rock orchestrale e puntando al podio. Perfettamente in tema con la competizione, si perderanno al di fuori di essa. Il mondo gli acclama, io no!

Loredana Berté – “Cosa ti aspetti da me”. Voto 7: In grande forma, con un pezzo co-firmato da Curreri siamo bravi tutti, ma calza a pennello su di lei. È un piacere vederla finalmente su questo palco. Le si vuole bene a prescindere, così ancora di più.

Daniele Silvestri con Rancore – “Argentovivo”. Voto 8: Pezzo duro e carico. Rancore e Fabio Rondanini (batterista degli Afterhours, giustamente al centro della scena) danno quella sveglia che serve a far capire che sul palco della Città dei fiori si fa sul serio.

Federica Carta e Shade – “Senza farlo apposta”. Voto 5: Da uno dei migliori freestyler d’Italia mi aspettavo molto di più rispetto a un banalissimo “pezzo radiofonico”, con parte rappata e ritornello urlato. Una quota pop giovane, ma alla fine abbastanza tradizionale. Shade mostra seriamente le sue abilità nel Dopo Festival, peccato sia inutile.

Ultimo – “I tuoi particolari”. Voto 6: compitino svolto da chi parte con i pronostici a proprio favore, sbaglia molto e sporca la canzone, la quale non si discosta molto dalle sue precedenti hit.

Paola Turci – “L’ultimo ostacolo”. Voto 7: interpretazione convinta e convincente seppur con alcune pecche quando si alzano le tonalità, la voce e l’orchestra funzionano nel complesso.

Motta – “Dov’è l’Italia”. Voto 7: Sguardo perennemente allucinato da chi ha assunto sostanze stupefacenti. La regia con i “glitch” sottolinea lo sguardo e l’interpretazione intensa di Motta: una chitarra folk in maniera quasi ossessiva, un bel crescendo e un accenno di musica mediorientale alla fine che ricorda il tema della canzone: la traversata del mare, dal punto di vista di due persone che si amano.

Boomdabash – “Per un milione”. Voto 7.5: reggae pop piacevole da ascoltare. Tra gli autori ci sono Federica Abbate, Cheope e Rocco Hunt, e si sente! Avrei gradito un tocco di salentinità (oltre all’accento di Paya), ma va bene così.

Patty Pravo e Briga – “Un po’ come la vita”. Voto 6 a Briga, Patty Pravo s.v.: la canzone non parte, l’orchestra ha qualche problema e Patty cazzeggia: “Ma sono venuto a fare una passeggiata o cantare?”. Il “rapper” romano fa quello che può ma da solo non riesce a nascondere i deficit della canzone e della cantante veneziana.

Simone Cristicchi – “Abbi cura di me”. Voto 8: Una canzone delicata, nel testo e nell’interpretazione. I temi forti piacciono davvero al nostro Simone che in 20 anni di carriera non ha quasi mai scritto un pezzo allegro neanche per sbaglio.

Achille Lauro – “RollsRoyce”. Voto7: canzone senza senso cantata in maniera rock da un trapper. Che Dio ci salvi da questi futuri scempi! Funziona nel suo essere trash e priva di senso logico.

Arisa – “Mi sento bene”. Voto 6.5: Voce perfetta e intonazioni quasi al limite della perfezione. Divertita e divertente.

Negrita – “I ragazzi stanno bene”. Voto 7: Fanno quello che sanno fare meglio, imporre il proprio gioco attraverso una musicalità rock prorompete, hanno perso un pochino lo smalto della gioventù, e si vede.

Ghemon – “Rose viola”. Voto 4: La canzone non mi piace anche se riascoltandola la canzone ti rimane impressa. Il mondo della musica cambia e il Festival di Sanremo con essa, ma ciò non toglie che il brano faaarrrà strada.

Einar – “Parole nuove”. Voto 4: Chi sei, Che vuoi, e soprattutto non chiamare Parole nuove una canzone, dove di nuove parole non si sente praticamente nulla, anche la musica è trita e ritrita.

Ex-Otago – “Solo una canzone”. Voto 6: Un’altra canzone d’amore, questa volta più maturo: quello che, per brevità e semplificazione, chiamamo “indie-pop”. Intepretazione migliore rispetto alle prove aperte alla stampa. Potevano osare un po’ di più però. Compitino fatto e servito.

Anna Tatangelo – “Le nostre anime di notte”. Voto 5: Una canzone tagliata su di lei, nel bene e nel male: un giro di piano, qualche coloritura elettronica, e una melodia dritta, da leggere in ottica strettamente personale.

Irama – “La ragazza con il cuore di latta”. Voto 4.5: il tema forte non salverà Irama dalle mie ire. Sembra tutto maledettamente confezionato ad hoc per l’occasione, manca solo il piazzamento in alto nelle classifiche (che arriverà) in questo 69esimo Festival di Sanremo.

Enrico Nigiotti – “Nonno Hollywood”. Voto 7: solo per Mecozzi (suo direttore d’orchestra). Ballata semplice, interpretata con emozione e in maniera credibile. Potrebbe essere una delle sorprese in classifica?

Mahmood – “Soldi”. Voto 6: Un pezzo difficile, sincopato, tra trap e r ‘n’ b, cantato bene. Last butnotleast, si dice: vero. Gran bel pezzo, coraggioso e contemporaneo.

Civins

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