Agadah: dal romanzo di Potocki, un film tra sogno e realtà

13 novembre 2017

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Arriva il 16 novembre 2017, al cinema, Agadah, una pellicola – tutta italiana – di Alberto Rondalli liberamente ispirata al celebre Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki. Agadah è un termine cabalistico che si può tradurre con: “narrare”, inteso nelle sue varie accezioni, perchè forse è proprio il “racconto” il vero protagonista di questa storia.

La trama
1815. Il conte Jan Potoski sta lavorando al suo romanzo nell’elegante dimora in cui vive: Maggio 1734, Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo, ha ricevuto l’ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nonostante Lopez, suo fedele servitore, cerchi di dissuaderlo dall’attraversare l’altopiano delle Murgie, perché infestato da spettri e demoni inquietanti, si mette ugualmente in cammino.

In un intreccio fantastico, tra sogno e realtà, che ricorda il Decamerone e le Mille e una Notte, Alfonso compirà un percorso iniziatico, durante dieci lunghe giornate, tra allucinazioni e magia in caverne misteriose, locande malfamate, amori scabrosi e apparizioni diaboliche. Un viaggio che lo porterà ad incontrare innumerevoli personaggi – due cugine musulmane, un eremita, un inquisitore, un fratello e una sorella cabalisti, un gruppo di gitani, un matematico, scheletri e fantasmi, spose celesti ed ebrei erranti, demoni e dioscuri- che a loro volta hanno infinite storie da raccontare, ognuna delle quali apre la porta ad ulteriori livelli di conoscenza, così come ad ulteriori piani di narrazione.
Ambientato all’indomani della Battaglia di Bitonto, che portò il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Borbone, il film, in un crescendo epico e maestoso, intreccia, tra sogno e realtà, il destino di due uomini uniti in modo indissolubile attraverso storie tra loro concatenate in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi. Alfonso non avrà mai certezza se la sua esperienza sia stata reale o solo frutto dell’immaginazione.

Chi era Jan Potocki?
Eerudito e scrittore polacco dalla vita abbastanza misteriosa, Potocki (1761 – 1815)fu un instancabile viaggiatore, influenzato dagli ambienti illuministici francesi frequentati a Parigi, e studioso dai molti interessi. Tuttavia, egli è passato alla storia per il suo noto romanzo fantastico-filosofico, da lui scritto direttamente in francese col titolo Manuscrit trouvé à Saragosse, che ebbe varie stesure, con la prima apparsa nel 1805. L’opera si compone di una serie di racconti su fantasmi e magia, annodati gli uni agli altri come scatole cinesi. Il libro divenne nella seconda parte del XX secolo un fenomeno quasi di culto per molti appassionati di letteratura simbolico-fantastica, raccogliendo pure l’interesse di una figura importante come Tzvetan Todorov, uno dei principali – insieme al nostro Italo Calvino – ricercatori nell’ambito favolistico. A causa della sua multiformità, non è possibile sintetizzarne la trama.

Uno dei meriti del film di Rondalli è proprio quello di aver dato un senso completo di quello che è il romanzo, seppure avvalendosi del linguaggio cinematografico. Si può dire che ne ha fatto una vera trasposizione con il suo Agadah. Rondalli ha creato un’opera formalmente “pulita”, il cui punto forte sono le location naturali di grande impatto, mostrando il Sud Italia dell’Alta Murgia, un paesaggio arcaico, di una bellezza crudele e ferace, punteggiato da chiese rupestri.

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