Dissipatio Animae di Gloria De Vitis – Recensione

8 novembre 2018

Un libro insolito per una scrittrice non consueta, è solo una stringata sintesi per Dissipatio Animae e la sua autrice Gloria De Vitis, edito da La Fornace. «[…] per comprenderlo e apprezzarlo dovete prapararvi a sovvertire molte delle vostre più comuni concenzioni di lettura, comprensione, gusto, normalità […]. Un libro straniante, su più livelli»: così in prefazione scrive Gian Marco De Vitis ed è una considerazione facilmente condividibile dopo la lettura di quest’opera.

La trama
Afra si accinge a partire, va a trovare a Roma la sua adorata nipote per starle vicino dopo la sua prima delusione d’amore. Il viaggio fisico diventerà una sorta di viaggio interiore durante il quale si interrogherà sull’esistenza, esplorerà gli angoli più nascosti della sua anima e attraverserà il dolore delirante causato anche per lei dall’abbandono dell’uomo che ama.

L’autrice – Gloria De Vitis
Nasce a Lecce il 10 aprile 1966. È scultrice e pittrice, ama il mare e la solitudine, come dice lei “vive nel suo mondo”. In campo letterario negli anni Novanta collabora con il giornale “Avanti”. Nel 2003 pubblica il suo primo libro di poesia: “Squarci” (Manni); nel 2006 è la volta di “Nuda”; nel 2011 vede la luce il suo primo racconto “Lucignola” (Lupo); in fine nel 2015 “Turbata” (Edizioni Esperidi).

Recensione
La prima impressione che ho avuto dalla lettura di Dissipatio Animae è stata straniante. Un libro che nonostante quello possa suggerire la quarta di copertina con i cenni alla trama (la stessa riportata in questo post) in realtà non c’è una vera storia, probabilmente a un certo punto della lettura si perderà anche il senso della meta del viaggio che Afra, la protagonista, sta affrontando, perché la narrazione trascenderà la realtà concreta, il viaggio fisico. Il libro diventa un flusso di coscienza, la narrazione è una scomposta frammentazione di riflessioni e pensieri, talvolta deliranti, a cui Afra è indotta sollecitata da qualche episodio lungo il suo viaggio, da qualche incontro fatto in autogrill (luoghi di incontri passeggeri di micro mondi).

Ma quello che colpisce maggiormente è l’uso del linguaggio. «Spezzo i nessi sintattici del linguaggio che non ce la fa più ad essere linguaggio e non significa» (G. De Vitis, Dissipatio Animae, p.6), è Afra a parlare, però da sostanza alle idee delle autrice con questa frase. Gloria De Vitis è “attenta alla ricerca estetica del linguaggio”. Vuole dare corpo alla parola, a volte arrivando però a svuotarle del loro significato più comune. Inoltre,in genere una costruzione corretta delle frasi prevede anche un’attenta scelta lessicale nell’evitare la ridondanza delle parole (soprattutto la ripetizione di stesse e/o derivati all’interno dello stesso periodo o troppo prossimi all’interno del testo. Invece in questi esempi, alcuni dei più lampanti in tal senso, le frasi sono volutamente giocate sulle ripetizioni.

Dissipatio Animae sembra un flusso di coscienza delirante e schizofrenico, in cui la parola, la scrittura assume una funzione, un valore terapeutico.

Sara Foti Sciavaliere

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