Forte come il male di Elena Vesnaver – Recensione

12 marzo 2017

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La storia di un amore difficile, ma forte. Forte come il mare, che è anche il titolo del romance storico di Elena Vesnaver, terzo volume della nuova collana digitale della Delos, Odissea Romantica.

La trama
Cornovaglia, 1700. Melusine vive nella locanda dello zio Abel, un ex contrabbandiere che ora fa il doppio gioco, e di sua zia Conwenna, una donna fragile e senza carattere. La ragazza vorrebbe andarsene da una casa dove sente di non essere niente più che una serva, ma i pochi soldi e i miseri gioielli che la madre le ha lasciato non sono sufficienti per andare da nessuna parte.

Una notte, durante una delle sue passeggiate, incontra Ryol Seznec, figlio bastardo di un lord e di una bretone venuta chissà da dove, che fa il contrabbandiere per ribellione e per far tacere i fantasmi di un passato arido e privo di amore.

Ryol è un uomo duro, che non cede ai sentimenti e alle emozioni, eppure Melusine gli resta nel cuore, pur non fidandosi di lei. Melusine è una donna innamorata, testarda e passionale, certa che Ryol sia l’unico uomo che lei possa amare, contro tutto e tutti, soprattutto contro lui stesso.

L’autrice – Elena Vesnaver
Nata a Trieste, lavora come attrice per più di vent’anni e scrive adattamenti e testi teatrali. Dal 2004 si dedica esclusivamente alla scrittura, esplorando diversi generi letterari. Tra i suoi ultimi libri, Le ragioni dell’inverno (A.Car ed.) e Il segreto della dire (Coccole Books). Collabora alla rivista Confidenze dal 2009 con romanzi e racconti.

Per Delos Digital ha pubblicato nelle collane Sherlockiana, Senza sfumature, History Crime e Passioni romantiche. È curatrice della collana Odissea Romantica.
Con il racconto La ragazza di via Sette fontane ha vinto il Premio Scerbanenco@Lignano (2015) e con Tutti mi chiamano bionda la prima edizione del Premio Verbania for Women (2016).

Recensione
Una scrittura pulita e fluida, personaggi ben caratterizzati e dialoghi credibili ed essenziali.
Mi ha lasciato un po’ perplessa la vendetta di Ryol su Melusine, in realtà non tanto per il comportamento di lui (siamo nel Settecento ed era connaturata nella natura maschile questa presunta superiorità che si esprimeva fino all’abuso fisico), quello che mi ha lasciato piuttosto perplessa è la reazione della protagonista, che nonostante la violenza subita continui comunque ad amare quell’uomo e addirittura aspettare che torni da lei. Eppure Melusine viene presentata all’inizio come una giovane donna dallo spirito indipendente che aspira alla libertà. Forse davvero questa passione e l’amore per Ryol in fondo è imprevedibile e forte come quel mare che lei tanto amo.
E molto intense sono descrizioni delle sue passeggiate “clandestine”, lontano dalla locanda dello zio, talmente ben tratteggiate che sembra di camminare al fianco di Melusine, e sentire il vento che spazza la costa della Cornovaglia e il rumore delle onde che si spezzano sulla scogliera, con la stessa forza con cui Melusine e Ryol vivono le loro passioni, e infine cercano di contrastare i mali di fronte ai quali la vita li ha posti.

Sara Foti Sciavaliere

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