Il tiranno di Roma: le vicende politiche dell’Urbe nelle pagine di Frediani

7 Luglio 2013

Il tiranno di Roma (2013) di Andrea Frediani è un romanzo storico breve edito da Newton Compton nella collana tascabile e super economica a 99cent.

La trama
La vita di Crisso, schiavo fin da bambino, viene sconvolta dall’arrivo, nel latifondo in cui lavora, di Gaio Mario, il vecchio condottiero tornato dall’esilio cui l’ha costretto Silla. Mario lo arruola tra le sue celebri e sanguinarie guardie del corpo, i bardiei, promettendogli la libertà se lo aiuterà nell’impresa di riconquistare Roma e raggiungere il suo settimo consolato. Crisso aderisce entusiasta e partecipa all’assedio dell’Urbe, che si sviluppa per un’intera estate tra battaglie, pestilenze e blocchi dei rifornimenti.

All’interno della città assediata, il Senato resiste agli assalti, convinto dal console Ottavio, tenace sostenitore dell’ordine costituito, determinato e coraggioso. Giunilla, la schiava di sua moglie, segue le vicende del padrone e dell’Urbe con trepidante attesa. Quando alla fine gli assediati sono costretti a cedere, seguono giorni di terrore, di stragi e vendette. E i destini di Crisso e Giunilla si intrecciano in una spirale sempre più drammatica, che determinerà un nuovo futuro per il giovane schiavo.

L’autore – Andrea Frediani
Nato a Roma nel 1963, consulente scientifico della rivista «Focus Wars», ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi saggi e i romanzi storici 300 guerrieri; Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011), Marathon e La dinastia. Le sue opere sono state tradotte in cinque lingue.

Recensione
Le vicende politiche, gli intrighi della Roma antica visti attraverso due punti di vista, che guardano su entrambi i fronti del “conflitto” tra Gaio Mario e il console Ottavio. La narrazione è filtrata infatti dallo sguardo dello schiavo Crisso, una delle guardie private di Gaio Mario; dall’altro lato, Giunilla, la schiava personale della moglie del console Ottavio. L’elemento interessante della storia di Frediani è proprio questo, la Storia vista e vissuta dagli ultimi (gli schiavi erano il fondo della piramide sociale) e l’autore riesce a far emergere dai tumulti della storia e delle traversie politiche le vite di due anonimi schiavi, facendone voce narrante della Storia e a loro volta protagonista della loro storia personale, quasi padroni di un destino che in realtà non gli appartiene per nascita.

Ciò che disturba però nel leggere Il tiranno di Roma è la descrizione storica troppo puntigliosamente dettagliata (a Frediani di certo il merito della cura del particolare…). I periodo a volte eccessivamente lunghi in cui si dipana la narrazione del fatto storico, inaridiscono la lettura, mettendo in risalto un certo distacco descritto piuttosto che il pathos della storia. Perfino quando le strade di Crisso e Giunilla si incrociano pare che le emozioni siano schiacciati dalle traversie storiche di cui i due giovani sono testimoni, lasciandoli così alla fine in secondo piano.
Può essere una lettura interessante per gli amanti di storia della Roma antica, ma mancava un certo quid, che ci si aspetterebbe da un autore da oltre 800mila copie.

Sara Foti Sciavaliere

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