Intervista a Leo Ortolani, il padre di Rat-man

20 Luglio 2019

Leonardo “Leo” Ortolani è nota firma del fumetto italiano, conosciuto in particolar modo per Rat-man una diretta parodia di Batman ma in cui si leggono anche le intrusioni di elementi di altri fumetti di supereroi, primi fra tutti quelli della Marvel.

La conoscenza dei fumetti di Stan Lee & Jack Kirby del periodo d’oro da parte di Ortolani è davvero impressionante. Da essi attinge il linguaggio, il ritmo, la composizione delle tavole, l’enfasi delle pose e dei dialoghi, tuttavia senza fermarsi a una banale ripetizione, ma mixando il tutto in un fumetto ironico e geniale.

Ammiro personalmente il lavoro di Leo Ortolani e del suo Rat-man che ha accompagnato la mia adolescenza, quindi non potevo non approfittare dell’opportunità di fare due chiacchiere con lui e condividere con i lettori di AgorARt questa intervista.

  • Come nasce la sua passione per il fumetto?
    In effetti siamo nati insieme. A 4 anni già disegnavo fumetti, la mia prima storia sensata l’ho realizzata a sette anni, adesso ne ho 52, non ricordo un singolo momento in cui non abbia fatto fumetti, nella mia vita.
  • Quali sono gli autori italiani o esteri a cui si è ispirato maggiormente?
    Inizialmente avevo una sacra trinità, composta da Jack Kirby, autore americano di tantissimi supereroi e tantissime straordinarie storie, Giorgio Cavazzano, inconfondibile tratto di quello che è considerato il Disney italiano, il più copiato dai nuovi arrivati, il più amato da tutti e Grazia Nidasio, grandissima autrice completa, nota per Valentina Mela Verde, ma straordinaria nei testi e nei disegni anche in altre opere.
    A loro avevo recentemente aggiunto il giapponese TakehikoInoue, gigante della narrazione e del disegno.
    Poi ho aperto occhi e mente su tanti altri autori, che ci perderei le ore a raccontare vita e miracoli.
    Ultimamente sono curiosissimo dei lavori di Giacomo Bevilacqua, un vulcano artistico mai fermo.
  • Come e perché nasce Rat-man?
    Perché quando fai fumetti continuamente, poi ne arriva uno che magari funziona più degli altri e magari ti stupisci anche tu, di questa cosa, mentre la ragione è che semplicemente, per la prima volta, un mio lavoro aveva varcato i confini di casa ed era stato letto da molte persone. Così è nata la sua serie, così è andata avanti per vent’anni, fino alla fine.
  • A quale dei suoi personaggi è maggiormente legato?
    A tutti, a tanti. Sono miei figli, non ha senso dire “amo più quello di quell’altro”. Li amo tutti. Dai primi agli ultimi. E spero di averli sempre trattati bene.
  • Cambierebbe qualcosa della sua carriera?
    Direi di no. Le scelte che si fanno dipendono sempre dal momento in cui si fanno e dalle conoscenze che si hanno in quel momento. Che siano giuste o sbagliate, ti portano sempre avanti, a imparare cose, ad arrivare in posti che prima non avresti potuto comunque raggiungere, perchè passavano sempre attraverso quelle scelte.
  • Come vede il mondo del fumetto italiano oggi?
    Benone. Un sacco di autori nuovi e interessanti, frutto anche della crisi del settore, in edicola. Ci stiamo trasformando. In cosa, non so dirlo, ma è comunque una trasformazione che coinvolge e che farà crescere sicuramente il settore. A ogni crisi segue sempre una rinascita.
  • Quanto è stato difficile mettere termine alla saga di Rat-man?
    Se intendi lo scrivere le dieci puntate finale, è stato difficile, sì, perché dovevo tenere le fila di diverse cose e di tantissimi personaggi. Man mano che andavo avanti, le cose si sono fatte sempre più facili, alla fine è stato semplicissimo, scrivere FINE.
    Ed è tato, a modo suo, bellissimo, poterlo fare senza un motivo che non fosse “la storia è finita davvero”.

Giacomo Civino

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