Intervista – Domande “sComode” a Mattia Mariano

20 Gennaio 2020

È disponibile dal 14 gennaio, il disco Bombarolo di Mattia Mariano che esplora la parte più oscura e negativa della persona dando vita ad un personaggio, PLAQO, che è il protagonista dei cinque brani che costituiscono altrettanti capitoli di questo racconto.

Profondamente ispirato dalle opere di Fabrizio De André, Bombarolo è un mix di linguaggi e sonorità odierne con riferimenti e citazioni, sia nel testo che musicali, allo stesso cantautore immortale di Genova.

Ho avuto il piacere di intervistare Mattia Mariano, con il quale innanzitutto mi complimento per il suo percorso, essendo delle sue zone ho sentito parlare sempre molto bene di lui e dei suoi lavori.

  • Come nasce questo nuovo progetto “Bombarolo”?
    Ciao Giacomo, ti ringrazio per i complimenti. Questo progetto nasce dall’idea di reinventarmi, necessitavo sicuramente una sfida più complessa.

    “Bombarolo” è un concept-EP di 5 tracce, è la mia personale rivisitazione del personaggio omonimo creato da Fabrizio De André nel 1973. È stato un progetto più complesso del previsto perché dopo anni di Rap mi sono ritrovato ad affrontare dinamiche completamente diverse.
  • “La Ballata dei dimenticati”: puoi raccontarci di più su questo brano?
    Questo è l’ultimo brano dell’EP, è l’atto conclusivo del racconto. Il Bombarolo, a dado ormai tratto, si rende conto di essere un “dimenticato” al pari di tossici e prostitute. Da qui, il suo sfogo con Dio. Volevo dare umanità al carnefice, è un brano molto forte nei contenuti.
  • Quanto Plaqo “contamina” la tua vita quotidiana?
    Questa è una domanda bellissima. “Plaqo” è il nome che ho scelto per il mio Bombarolo, è l’anagramma di “Colpa” (con la modifica della C in Q), il mio vecchio nome d’arte. Devo ammettere che scrivere un intero disco mettendomi nei panni di qualcun altro è stato particolarmente difficile. È stata una convivenza piacevole.
  • Quanto c’è bisogno di cantautorato nel mondo della trap e viceversa?
    “Resistenza”, il secondo brano dell’EP, parla proprio di questo. Io con questo progetto mi sono schierato, ho scelto di non fare musica innocua. Ho parlato di bombe, Brigate Rosse, dipendenza e vendetta privata perché nessuno ne parla. Per me il cantautorato si è imborghesito e il rap si è imbigottito, fa strano pensare che entrambe le correnti nascano da sottocategorie.
  • Cosa ti aspetti dal pubblico che ascolterà il tuo EP?
    Che approfondiscano De André e il cantautorato italiano, sarebbe già una vittoria.
  • Alle spalle hai già collaborazioni importanti, c’è qualche artista con cui ti piacerebbe avere una collaborazione?
    In questo momento l’artista che mi incuriosisce di più è Margherita Vicario. Mi piace perché non ha una collocazione di mercato chiara,
    non la definirei Indie o Trap, è molto originale.

Civins

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