Intervista – Domande “sComode” ad Amia

24 luglio 2017

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Dal 26 maggio è in radio Piccola donna, brano d’esordio come cantautrice di Amia, Annamaria Alaimo, la voce potente di una giovane donna, figlia d’arte. Nonostante il pezzo parli di un tema forte e delicato allo stesso tempo, come una giovane vita spezzata da un incidente stradale, si presenta carico di vita e positività.
Ho approfittato del debutto radiofonico di Amia, per farle alcune delle mie domande “scomode”.

1. Ciao Amia. Hai debuttato con un singolo dal profondo significato, speri di riuscire a trasmettere il messaggio?
Ciao a tutti… L’intento è stato fin dall’inizio quello di conciliare una tematica complicata e senz’altro non leggera con delle sonorità che rimandassero a pensieri positivi e stimolassero energia. La ricerca è stata costante e non si è mai “accontentata” fino a quando ogni singola vibrazione fosse al suo posto. Il feedback dell’ascoltatore è fondamentale e finora sembra positivo.

2. Quanto pesa essere figli d’arte?
È un peso, bello da portare… è un grande motivo d’orgoglio. È un confronto stimolante e sempre disponibile. È un esempio da seguire, un’ispirazione costante. In sintesi, è un peso che in qualche modo alleggerisce.

3. Sei un’artista poliedrica, ma qual è il tuo genere preferito?
Io amo tutta la musica, mi emozionano in modo diverso la lirica quanto la techno, passando per l’elettronica, il blues, il soul. Se poi dovessi dire in che direzione va la mia pancia, ti direi il gospel, il suono crudo delle voci; e poi amo lo scat… mi farei ore e ore di improvvisazione su un accordo di do minore.

4. Su quali palchi ti immagini tra un paio d’anni, a San Siro o in un teatro?
Sono cresciuta con l’odore invadentemente magico del teatro, con il colore rosso intenso del velluto di una platea e del suo sipario, con lo scricchiolio del pavimento dei palcoscenici usurati vissuti, “calpestati” dall’arte … quindi a teatro sarei senz’altro più a mio agio, un po’ come essere a casa. Però le luci di San Siro… beh… una bella sensazione di vuoto allo stomaco, se ci penso!

5. Com’è stato lavorare per Alex Britti?
Nella domanda trovo un po’ la risposta… non è stato lavorare “per” Alex Britti,ma lavorare “con” lui. Alex è una persona magnifica, oltre che un artista unico come già sapete tutti. Ho avuto l’onore di essere convocata per delle date del suo radio tour, e poi il piacere e l’emozione indescrivibili di essere riconfermata da lui. Giuro, è una sensazione impagabile e irripetibile.

Civins

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