La Locanda dell’Ultima Solitudine di Alessandro Barbaglia – Recensione

2 Novembre 2019

Alesandro Barbaglia pubblica La Locanda dell’Ultima Solitudine con Mondadori nel 2017, classificandosi terzo al prestigioso Premio Bancarella.

La trama
Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”.

Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito.

Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l’istante di un’onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell’Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell’Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle.

L’autore – Alessandro Barbaglia
Nativo di Novara e classe 1980, è un poeta e libraio. Debutta come autore per Mondadori con La locanda dell’Ultima Solitudine. Sempre per Mondadori è uscito nel 2018 L’Atlante dell’Invisibile.

Recensione
L’inchiostro della scrittura di Barbaglia è intinto nella poesia, tra giochi linguistici e un mondo surreale l’autore ci racconta una bella storia d’amore, in una narrazione fuori dagli schemi e per questo talvolta disorientante. Alla base delle vicende descritte c’è un concetto spesso dimenticato: il valore del tempo e il piacere dell’attesa (se non si soffre di impazienza come me!); è una retorica sottesa a tutto il libroche dilata e contrae in maniera inconsueta la lettura. La Locanda dell’Ultima Solitudine è uno strano libro, che si avvicina alla fiaba, al quale mi sono avvicinata con una certa titubanza, ma alla fine devo dire che mi è piaciuto, leggendolo tutto d’un fiato, alla scoperto del mondo costruito da Barbaglia.

Si può leggere un estratto del romanzo, cliccando qui.

Sara Foti Sciavaliere

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