La torre di San Foca di Aly: un racconto per Salento in Love

Sono stati davvero tanti i racconti arrivati e la selezione è stata difficile, ma sta volgendo quasi al termine. Mentre il comitato di lettura di AgorArt sceglie gli ultimi racconti da portare al secondo e ultimo step del contest “Salento in Love – I mari e le torri”, ecco La torre di San Foca di Aly, in un’atmosfera un po’ onirica, in cui si mescolano passato e presente.

La torre di San Foca
di Aly

Cammino a passi svelti, immersa nei miei pensieri, sono ancora molto turbata dal sogno dell’altra notte. Ho immaginato di essere in un’altra epoca, perduta nel tempo, lontanissima, sulla spiaggia di San Foca, vicinissima alla Torre, davanti al suo mare bellissimo e accogliente. In un pomeriggio come tanti. Aspettavo il mio ragazzo che tardava a venire. Ero seduta tra le sterpaglie, le gambe intrecciate e in grembo un cestino di vimini pieno di pesche morbide e succose come le mie labbra carnose e volitive che desideravano ardentemente di essere baciate dal mio amore.

Guardavo il mare e il cielo che litigavano con foga, uno strano pomeriggio mi attendeva. Osservavo la luce brillante del giorno svanire a poco a poco e lasciare posto al tramonto scuro, buio, carico di nubi e lampi minacciosi che incutevano nere sensazioni e brutti presagi. Tutto questo in una manciata di attimi. Una folata di vento mi gonfiò il candido vestito, i miei lunghi capelli roteavano con forza da ambo le parti, alcune ciocche mi coprirono il viso, mi entrarono negli occhi mentre con la mano cercavo di spostarle. Nell’aria qualcosa mi avvertiva di un pericolo imminente a cui non potevo dare un volto e una ragione.

D’un tratto fu buio all’orizzonte, notavo delle enormi sagome scure arrivare dal mare, non riuscivo a definirle, avevo le gambe tremolanti, sentivo salire dal profondo un inquietudine mista a paura, eppure non osavo scappare, feci due passi istintivamente mi nascosi dentro ad una roccia alta dal bordo tagliente, una nicchia, un rifugio di fortuna, ero curiosa e atterrita, stringevo il cestino con le pesche con forza al petto tanto da farmi male.

Il pericolo arrivò dal mare, sentivo grida da tutte le parti in una lingua sconosciuta, donne che strillavano, uomini inveire, bambini ammutoliti dal terrore, corse in lungo e in largo. Una miriade di genti urlare, scappare e combattere con disperazione. Bastoni, spade, lame e scudisciate, un inferno assordante in pochi attimi, un fragore incandescente che smise in un lasso di tempo indefinito, poi la battaglia finì. Calò un silenzio macabro e un gelo nel cuore. Annichilita non osavo uscire dal mio rifugio, la parola strozzata in gola e le lacrime in riserva. Capivo che il peggio era passato, l’odore della morte mi aleggiava intorno. Lo percepivo, lo odoravo. Restai ancora per molto sulla spiaggia di San Foca.

Al risveglio ringraziai Dio. Era stato un sogno orribile, un incubo tremendo. Mi sentivo scossa. Testarda decisi di tornare dove il sogno mi aveva lasciato.

Eccomi di fronte al mare. La luce del sole mi scalda il cuore, per un attimo chiudo gli occhi mi sento avvolgere dai suoni, dai profumi, dai colori suggestivi di questo angolo di paradiso, immagino la Torre di San Foca sempre fiera e maestosa come una bella donna piena di storia e fascino, dall’eleganza superba, il mare generoso ricco di trasparenze e sfumature che sorprende sempre, non tradisce mai. Mi avvicino ad una grotta, riconosco la stessa del sogno è formata da pietra dura durissima, aguzza. D’un tratto qualcosa mi sorprende, sono confusa, a terra c’è un cestino piccolo di vimini con dentro le pesche morbide, succose come labbra carnose e volitive, d’istinto mi allontano sbigottita mentre una leggera brezza scompone i miei lunghi capelli e mi gonfia il candido vestito.

L’autrice – Aly
Sposata, con due figlie già grandi, le piace scrivere quando ha la giusta ispirazione, “sempre con umiltà e gentilezza”. “Amo la vita in tutte le sue sfumature, mi piacciono le persone vere con i loro difetti e pregi.
Ho tanto da imparare ancora, la vita è una continua sfida” così si descrive l’autrice de La torre di San Foca.

Approfondimenti: per conoscere il Salento
San Foca è una località costiera del Salento, parte della marina di Melendugno (Le), sul mare Adriatico. In origine era un villaggio di pescatori, ma oggi San Foca sta diventando un’importante località di villeggiatura durante il periodo estivo, grazie anche al suo porto turistico è uno dei più importanti del litorale compreso fra Brindisi e Otranto.

La costa nel territorio della marina è a falesia ed è caratterizzata da due insenature sabbiose; in particolare, nelle calette più a nord sono presenti alcuni scogli con forme caratteristiche, tra i più noti: “li brigantini”, “lo scoglio del sale”, “lo scoglio dell’otto”. Il tratto di mare Adriatico che bagna la costa di San Foca presenta fondali per lo più sabbiosi e solo a tratti rocciosi e in alcune aree si sviluppa una prateria di Posidonia abbastanza ampia, le cui foglie vengono ammassate dal mare lungo le rive in grandi banchi bruni.

La torre di San Foca, conosciuta anche come Torre di San Fucà o di Capo di Sapone, fu costruita nel 1568 dal maestro Antonio Saponaro di Lecce, con funzione di avvistamento contro le frequenti invasioni turche. Essa ha una base quadrata e un corpo tronco-piramidale, con due vani sovrapposti non divisi da un toro marcapiano. La muratura esterna è del cosiddetto tipo “a scarpa”, ovvero con muro inclinato posto alla base della fortificazione con funzione di rinforzo. Nel 1576 il sindaco di Lecce Gaspare Maremonte donò alla torre un falconetto di 3 libbre, come corredo all’armamento della torre che, come punto d’avvistamento, comunica a nord con Torre Specchia Ruggeri e a sud con Torre Roca Vecchia.

* La grafica della cover è a cura di Dora Foti Sciavaliere

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