L’arte contemporanea spiegata a mia nonna di Alice Zannoni – Recensione

14 Aprile 2019

Un confronto generazionale e culturale per semplificare la complessità della comprensione dell’arte dell’ultimo secolo, spesso incomprensibile per il grande pubblico: è questa la missione di Alice Zannoni nell’intuizione di scrivere questo libro, L’arte contempranea spiegata a mia nonna (NFC edizioni, 2017).

Il libro
Sono in giardino sotto il sole di aprile; poco dopo si siede vicino a me mia nonna con i suoi libri e mi chiede: “Cosa stai leggendo?” Le rispondo un vago: “Di arte”. Mi allunga la mano e mi dice: “Leggi qua”. Prendo quello che dalla forma è un santino, lo leggo e le rispondo che le parole sono molto belle. Non ho potuto contraccambiare il gesto offrendole quello che stavo leggendo io. Come spiegarle che uno squalo sotto formaldeide è un’opera d’arte e vale 12 milioni di dollari?

L’autrice, giovane e affermata esperta d’arte contemporanea, con un divertente e serrato dialogo con la nonna novantenne, ci guida alla scoperta delle maggiori opere d’arte del Novecento raccontando con semplicità e autorevolezza 100 anni di storia dell’arte, svelandone i fondamenti e mettendo in luce i meccanismi che fanno di un semplice scolabottiglie un’opera d’arte dal valore milionario.

In un’epoca in cui l’arte, pur essendo alla portata di tutti, rimane un fatto elitario e spesso incomprensibile ai più, questo libro che non è un manuale, non è un testo teorico, né un saggio di estetica, diviene un’utile guida per conoscere, approfondire, riflettere su un mondo che spesso può apparire bizzarro e senza senso, ma che si nutre proprio del reale per esistere.

L’autrice – Alice Zannoni
E’ nata ad Arzignano (Vicenza), laureatesi in Estetica al Dams-Arte di Bologna e con un Master in “Cultura dell’innovazione mercati e creazioni d’Impresa” conseguito sempre nella cittadina felsinea. Critico d’arte e curatore indipendente, socio fondatore e direttore di SetUp. Docente di “Storia del design” alla Libera Accademia di Belle Arti di Rimini, scrive per riviste di settore quali Parol, disegnar(t)e, Zeta, Espoarte, Exibart. Nel 2011 ha fondato il marchio di eventi Foodhap’. Nel 2014 è stata Direttore della Fondazione Campori.

Recensione
L’approccio personale al libro della Zannoni è quello di una profana o, ancora peggio forse, una scettica: per formazione e professione ho un contatto costante con l’arte, quella antica, la grandezza del Rinascimento, lo sfarzo sfollgorante del Barocco, il Neoclassicismo e l’Eclettismo architettonico del XIX secolo, ma tutto quello che arriva dopo per me è un misterioso buco nero. Sull’arte contemporanea sono nuda e cruda, un po’ come nonna Zita, quindi ho preso questa lettura come una sfida per vedere se effettivamente la Zannoni poteva riuscire ad avvicinare i non cultori a un mondo spesso di nicchia quale è quello dell’arte in cui vive.

L’autrice affronta l’argomento disarticolandolo secondo categorie estetiche che spiega attraverso le opere di alcuni dei più famosi artisti del Novecento: parte da Marcel Duchamp, e lo scolabottiglie che è in cantina diviene lo stimolo per parlare della genesi dell’opera, messo a confronto con il celeberrimo scolabottiglie dell’artista francese; si parla di Fontana, delle differenza tra arte e artigianato, con la Merda d’artista di Piero Manzoni si affronta il Bello, e poi i tagli di Fontana, la performance, l’arte astratta e quella concettuale, senza dimenticare le provocazioni di Cattelan per arrivare a Damien Hirst con lo squalo da cui tutto è partito.

Alice Zannoni per rendere l’argomento accessibile alla nonna, ma a tutti coloro per i quali l’arte contemporanea risulta un ambito piuttosto oscuro, fa da subito uno sforzo di semplificare il linguaggio e l’autrice stessa spiega questa sua volontà. «La difficoltà più grande è stata quelal di utilizzare un linguaggio non specialistico; è molto più facile dire “ermeneutica”, “potica”, “escatologica”, “gnoseologia” e usare quella “terminologia da testo critico” […] per risolvere il senso di una frase, piuttosto che articolare un concetto con parole semplici. Aveva ragione Bruno Munari: “Complicare è facile, semplificare è difficile”. Così, incoraggiata dall’obiettivo di “far capire” che m’ha fatto superare ogni mio scrupolo linguistico, ho cercato di spiegare il complesso riducendolo all’accessibile, confesso non senza sentirmi afasica in qualche momento.» (pag. 14). Inoltre la Zannoni fa riferimento a una metodologia maieutica, «una strategia dialogica che potesse creare sempre una triangolazione tra il contenuto dell’arte, l’esperienza di vita di mia nonna e la mia».

Non posso dire di aver capito d’un tratto l’arte contemporanea, o di esserein grado di guardarla con occhio critico, ma la lettura di questo libro ha confermato una mia idea sull’argomento e per esprimerla rimando alle parole stesse dell’esperta: «La cosa bella dell’arte contemporanea è che il significato che ha dato l’artista vale quanto il significato che dai tu o che darò io, si dice polisemia, cioè che vuol dire più cose, è interpretabile» (pag. 104). E probabilmente è questo carattere di soggettività che rende più difficile riconoscere il valore delle opere di arte contemporanea. Alla fine questa è l’unica verità alla quale sono apporodata a conclusione della lettura de L’arte contemporanea spiegata a mia nonna.  


Sara Foti Sciavaliere

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