Le inchieste di Rizzo di Raffaele Polo – Recensione

2 Marzo 2020

Le inchieste di Rizzo è l’ultimo libro di Raffaele Polo, edito dalla Robin edizioni, secondo noir dopo Le improbabili indagini dell’Ufficiale Rizzo che fa parte della collana “Le Giraffe”, uscito a giugno 2019, e conoscendo la prolifica penna di Raffaele Polo altre storie sicuramente saranno già pronte per essere lette, ma intanto noi ci occupiamo delle insolite vicende di questo libro.

La trama
L’Ufficiale Rizzo è alle prese con il mistero del dodecaedro, con uno strano giornale che predice il futuro, con due statue che appaiono e scompaiono e con un luogo che non c’è più. Tutto avviene nella terra del mistero, ovvero nel magico Salento contemporaneo

L’autore – Raffaele Polo
Laureato in Lettere e in Pedagogia, Raffaele Polo è giornalista e collabora con diverse testate tra cui il Nuovo Quotidiano di Puglia e Leccecronaca.it. Si occupa da sempre di scrittura, critica d’arte, poesia dialettale e teatro curando tra l’altro la pubblicazione delle commedie di William Fiorentino. Autore di numerosi libri in cui da sempre il Salento è luogo della memoria e scenografia in cui far muovere i suoi personaggi tra Storia, mistero, realtà e immaginazione.

Recensione
Un noir non tanto per la dimensione delle indagini, le indagini ci sono ma non sono quelle canoniche, l’ufficiale Rizzo indaga il Salento, i suoi luoghi, mettendo in evidenza cose che spesso sono sotto i nostri occhi ma che non vogliamo vedere o non notiamo per distrazione (come fa notare la giornalista Antonietta Fulvio nel corso della presentazione del libro presso la Mondadori di Lecce)
L’amore di Polo per la sua terra, il Salento, anche se nato a Piacenza, per sbaglio – come scherza in proposito lo stesso scrittore – lo si avverte dalle atmosfere che tratteggia nei quattro racconti di cui è protagonista l’Ufficiale Rizzo, ma come già era accaduto per suoi scritti precedenti. La curiosità si instilla nel lettore che è stuzzicato a scoprire quelle verità di cui va a caccia Rizzo, seppure quasi sospesi in una realtà surreale. Quello dell’Ufficiale raccontato da Polo è un mondo in bilico sul filo dell’irrealtà, dell’onirismo. A tratti divertente per l’ironia pungente. E intrigante è il modo in cui si incatenano la finzione del personaggio con la realtà dell’autore, infiltrandosi l’una nell’altra, lasciando una domanda se il personaggio-Ufficiale Rizzo e lo scrittore-Raffaele Polo in fondo non siano interscambiabili.

« […]“Senti dovremmo andare alla Libreria Palmieri. Si presenta un libro, non so se hai mai sentito nominare Raffaele Polo. Ecco, dovrebbe essere il suo ultimo scritto, c’è anche l’editore, il dottore Messina, venuto apposta da Milano.. Però sbrighiamoci, lo sai che Anna Palmieri ci tiene alla puntualità e poi mi hanno detto che oggi ci sarà anche la presenza di un personaggio degli scritti di Polo, un commissario, mi pare, o qualcosa del genere, a cui si è ispirato per le sue storie fantastiche… Su, andiamo!” la donna non smetteva di parlare, lo ha preso sottobraccio e si è avviata verso Piazza Mazzini
All’Ufficiale Rizzo piacevano le storie di Polo. Erano un po’ inverosimile ma gli sembrava, ogni volta, di rivivere una sua indagine. Solo che mentre lui si sforzava sempre di concludere con dati di fatto ogni sua ricerca, questo scrittore lasciava sempre nel vago, non si capiva bene come finiva la vicenda. […]» (da Le inchieste di Rizzo, pp.172-173)

E mi affido proprio alle pagine del libro di Polo, dalle sue stesse parole che si incontrano con le riflessioni del suo inconsueto protagonista, per concludere le mie riflessione su Le indagini di Rizzo. Buona lettura!

Sara Foti Sciavaliere

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