L’ora di tutti di Maria Corti – Recensione

11 Luglio 2019

Romanzo storico e corale, credo da considerarsi un classico della letteratura contemporanea, L’ora di tutti di Maria Corti è una finestra su un frammento di storia della Terra d’Otranto semisconosciuta.

La trama
1480, Terra d’Otranto. La presa da parte dei Turchi della cittadella pugliese di Otranto è lo sfondo delle storie di uomini e donne che quei fatti li hanno vissuti, gli eroi e i martiri.

L’autrice – Maria Corti
Maria Corti (Milano, 7 settembre 1915 – Milano, 22 febbraio 2002) è stata una filologa, critica letteraria, scrittrice, semiologa e accademica italiana. Ha pubblicato numerosi lavori filologici e di critica semiologica. Curatrice di importanti edizioni critiche (dagli scritti inediti e rari di Leopardi alle opere narrative di Vittorini, all’opera di Fenoglio), è stata condirettrice della rivista «Strumenti critici», ha promosso la creazione a Pavia del Fondo manoscritti di autori contemporanei, di cui ha narrato le vicende, costellate di gustosi aneddoti, in Ombre dal Fondo (1997). Si è dedicata anche alla prosa narrativa pubblicando diversi romanzi: L’ora di tutti (1962), Il ballo dei sapienti (1966), Voci da Nord Est (1986), Il canto delle sirene (1989), Cantare nel buio (1991), Le pietre verbali (2001).

Recensione
Avevo sentito decantare meraviglie di questo libro e così, un po’ per curiosità e un po’ formazione personale (giacché sono anche una guida turistica nel Salento, quindi è un riferimento alla storia di questa terra), ho deciso di leggere anche L’ora di tutti di Maria Corti. È un bel libro certamente, se pur con qualche inesattezza, a volte davvero banali (che non ti aspetti sapendo che a scrivere è una studiosa affermata), ma forse per il carico di aspettative che avevo per i commenti altrui, non riesco a condividerne l’entusiasmo.

Ben scritto, con un interessante variazione dei registri linguistici che rendono più realistico il punto di vista della voce narrante per ciascun capitolo, che è affidato a un personaggio diverso. Quest’ultima di sicuro è la cosa di maggior merito di questo romanzo, l’espediente narrativo e le dinamiche che l’autrice innesca tra le varie parti che potrebbero essere indipendente ma si intrecciano nel dare un quadro ben amalgamato delle vicende. Maria Corti infatti decide di lasciare raccontare gli eventi del 1480-1481 dall’assedio turco di Otranto alla sua liberazione, attraverso gli occhi di coloro hanno vissuto i fatti: i pescatori, le donne (in particolare la bella Idrusa, figura femminile fuori dai canoni), il capitano Francesco Zurlo, i martiri, il nobile De Marco, alcune vittime dell’accaduto e altri sopravvissuti, con uno sguardo al presente e un altro sul passato per ricostruirne le singole storie di vita: la Storia in fondo è fatta di storie, a volte ignorate perché ritenute di secondo piano, ma forse la Corti vuole ricordare che è l’azione dei singoli/dei minori e umili a fare anche le grandi imprese.

Sara Foti Sciavaliere

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