Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut – Recensione

30 settembre 2018

Mattatoio n. 5 – o La crociata dei Bambini – di Kurt Vonnegut è il libro- testimonianza dell’autore sulla propria prigionia in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale e sul bombardamento di Dresda, con una narrazione semiseria che rende del tutto originale questo romanzo.

Mattatoio n. 5 è considerato un’opera-chiave del pacifismo moderno e un racconto sul valore effimero dell’esistenza. Il libro è stato candidato ai due maggiori riconoscimenti della letteratura fantascientifica, il Premio Hugonel 1970 e il Premio Nebula nel 1969.

La trama
Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l’interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni, nelle viscere della città.

Alla fine del bombardamento, che fu uno dei più terribili e sanguinosi nella storia della guerra, quando Vonnegut uscì all’aperto, al posto di una delle più belle città del mondo c’era un’ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare (“ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere”) e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo.

Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nulla dipende dalla volontà dell’uomo. “Prenda la vita momento per momento,” dice a Billy Pilgrim l’ultraterrestre che un bel giorno d’estate lo rapisce col suo disco volante, “e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra.”

L’autore – Kurt Vonnegut
Nato a Indianapolis nel 1922 e morto a New York nel 2007, è considerato uno dei massimi scrittori di fantascienza e uno dei maggiori autori americani del secondo dopoguerra. Con Feltrinelli ha pubblicato: Mattatoio n.5 (2003), da cui è stato tratto il film di Roy Hill nel 1972, Ghiaccio-nove (2003), Un pezzo da galera (2004), Piano meccanico (2004), Perle ai porci (2005; 2015), La colazione dei campioni (2005), Le sirene di Titano (2006), Madre notte (2007), Barbablù (2007), Ricordando l’Apocalisse (2008), Guarda l’uccellino. Racconti inediti (2012), e, nella collana digitale Zoom, Da tutte le strade su alzeranno lamenti (2012).

Recensione
“Così va la vita” è il motto che fa da costante a Mattatoio n.5. Diventa quasi un tormentone dell’assurdo: usato a chiudere discorsi senza possibilità di replica o di alternative, soprattutto di fronte alla morte, e alle morti più assurde. Due sono di fatto le tematiche che emergono dalla lettura: la morte come conseguenza inevitabile della guerra, una guerra inutile e inutilmente crudele per come ne traccia le vicende l’autore; e il tempo, la sua relatività, dati i salti temporali a cui è soggetto il protagonista Billy Pilgrim, un paradosso tra quei momenti che possono tornare vivi, reali e quel tempo che deve essere vissuto come unico, l’insegnamento dell’alieni durante il suo “soggiorno” nella dimensione ultraterreste.

Al primo dei due temi si collega senza dubbio il sottotitolo del libro, La crociata dei bambini, che non si riferisce solo alla famosa Crociata dei Bambini del 1212, ma alla guerra stessa, in cui uomini anziani decidono di far la guerra mandando dei giovanissimi inesperti, praticamente dei “bambini”, a morire al posto loro.

Se si fosse trattato di un saggio sulla guerra e sull’attacco su Dresda sarebbe stato uno dei tanti mattoni sul conflitti mondiali e sui disastri e le atrocità della guerra, invece se c’è un lato positivo di Mattatoio n.5 (che di sicuro non è una lettura distensiva!) : lo stile. Una scrittura da visionario, il punto di vista dell’autore e quello del protagonista si mescolano, si confondono e lascia nell’incertezza che Billy Pilgrim sia sospeso tra lucidità e follia.

Sara Foti Sciavaliere

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