Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro – Recensione

5 febbraio 2018

Non lasciarmi (Never Let Me Go, 2005) è uno dei romanzi dello scrittore britannico di origini giapponesi Kazuo Ishiguro, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2017. La critica non ha dubbi sul valore di quest’opera, mentre i lettori si spaccano tra chi decanta alti elogi e chi lo considera inconsistente. E anch’io dirò la mia, al momento debito.

Un romanzo definito da alcuni ucronico (1), da altri distopico (2), ma per mettere tutti d’accordo potremmo chiamarlo un ucronico distopico, e così saranno tutti ugualmente contenti, anche perché i realtà presente gli elementi di entrambi i generi, visto che la storia è ambientata in un presente alternativo distopico.

Il titolo si riferisce ad una canzone, Never Let Me Go, della cantante Judy Bridgewater, che è una citazione frequenta all’interno della narrazione, poiché colpisce profondamente Kathy, la voce narrante del romanzo. Nel 2010 ne è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek e con protagonisti Carey Mulligan, Keira Knightley e Andrew Garfield. Come era già accaduto per un altro suo romanzo: da Quel che resta del giorno (“Man Booker Prize” 1989) era stato infatti tratto un famoso film con Anthony Hopkins ed Emma Thompson.

La trama
Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese e del tutto isolato dal mondo esterno. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione, impartendo lezioni di arte, storia e letteratura e incoraggiano la loro creatività. In questo ambiente, apparentemente idilliaco, i tre ragazzi crescono sviluppando un legame che durerà per tutta la vita: Ruth e Kathy stringono una forte amicizia, mentre Tommy, pur nutrendo grande simpatia per Kathy, si fidanza con Ruth.
I loro tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole “donatore” e “assistente”? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame, una delle responsabili dell’istituto, in un luogo misterioso – la cosiddetta Galleria – , sono così importanti?

Le risposte inizieranno ad arrivare quando i tre ragazzi lasciano Hailsham per andare a vivere nei “Cottages” (fattorie in campagna dove passano le giornate in ozio — mantenuti dallo Stato — e con una relativa libertà) prima di diventare “donatori”: è questo di fatto il loro destino sin dalla nascita. Nonostante non sembrino disporre di un libero arbitrio ma per loro l’avvenire sia già tragicamente scritto, i tre amici continuano a vivere con fatalismo e a sperare in un futuro diverso, che permetta loro di trovare un lavoro normale, il vero amore, e magari un rinvio delle donazioni.
Chi sono i donatori? Qual è il loro destino? E perché è toccato a loro?

L’autore – Kazuo Ishiguro
Nato a Nagasaki nel 1954, si è trasferito con la famiglia in Inghilterra nel 1960, prendendo con il tempo la cittadinanza britannica e sposando una donna scozzese, un’assistente sociale, dalla quale ha avuto una figlia. Nel 2008 il Times l’ha incluso fra i 50 più grandi autori britannici dal 1945. Nel 2017 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Una piccola curiosità: lo scrittore ha scelto di firmarsi utilizzando prima il cognome, quindi il suo nome in realtà è Ishiguro Kazuo.

Tutti i suoi romanzi sono tradotti in Italia da Einaudi: Un pallido orizzonte di colline (1982), Un artista del mondo fluttuante (1986), Quel che resta del giorno (ultima edizione Super ET 2016), Gli inconsolabili (1995 e 2012), Quando eravamo orfani (2000), Non lasciarmi (ultima edizione Super ET 2016) e Il gigante sepolto (2015, ultima edizione Super ET 2016). Per Einaudi ha pubblicato anche la raccolta di racconti Notturni. Cinque storie di musica e crepuscolo (2009 e 2010).

Recensione
Premetto che ho letto il libro non per scelta personale, ma perché selezionato all’interno del gruppo di lettura di cui faccio parte, e devo purtroppo dire che se non avessi avuto come fine ultimo quello di discuterne con le mie compagne di lettura, avrei prestissimo abbandonato l’impresa di continuare a leggere Non lasciarmi fino all’ultimo rigo. In tutta onestà, l’avrei lasciato volentieri, anzi con grande sollievo, perché ho davvero faticato tantissimo quasi da subito.

Ho letto tantissimi commenti e recensioni su questo romanzo, all’inizio mi sono imbattuta solo in grandi elogi, sembrava che tutti, dalla critica ai lettori fossero stati incantati da questo romanzo, quindi pensavo che fossi io a non cogliere la genialità di quest’opera ( e siccome il mio è solo un modesto parere da lettrice, non metto in dubbio ancora, che ci sia una mia mancanza nella valutazione non positiva del romanzo di Kazuo). Tuttavia scorrendo altre recensione ho potuto trovare un confronto dello stesso tenore di pensiero, che mi hanno indotto a pensare che lo scrittore anglo-giapponese ha spaccato a metà l’opinione dei lettori. A quanto pare non sono l’unica che non ha scorto la profondità, l’intensità di cui moltissimi parlano.

«“Non lasciarmi” è prima di tutto una grande storia d’amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un’utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d’ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.» Questo è un testo che correda la presentazione del romanzo tradotto da Einaudi, e vorrei partire proprio da qui per argomentare un po’ la mia opinione sul romanzo di Kazuo Ishiguro.
Storia d’amore? Forse non nel significato stretto, a cui potremmo immaginare. C’è sì una storia di sentimenti, seppure piuttosto nebulosa (è questo il termine che ho incrociato più volte in altre recensioni, e mi permetto di usarlo a mia volte perché lo trovo calzante). La sensazione di qualcosa di non chiaro, rarefatto si estende a macchia d’olio per tutta la narrazione, ed è la prima ragione per cui il ritmo della lettura risulta pesante.
Un’utopia al rovescio (o distopia)? Mah. Potrebbe, per certi versi, ma anche qui solo pochi elementi lasciati emergere qua e là. Una distopia per antonomasia è sicuramente 1984 di George Orwell, e stiamo parlando di tutt’altra storia. Anche se qui si potrebbe ribattere che non è una distopia pura nel suo genere, ma si deve accordare con una ucronia. La mia impressione mentre leggevo più che di una realtà alternativa, era un certo surrealismo, come di un altro mondo all’interno della nostra realtà che si muove in maniera totalmente slegata ed estranea.

Posso invece concordare con l’affermazione secondo la quale il romanzo mette in evidenza “la fragilità e la finitezza di qualunque vita”. In effetti, è forse questo il pregio, o il merito, di Non lasciarmi, di rimarcare attraverso dei racconti non particolarmente intensi un tema tanto delicato quanto la caducità dell’esistenza, che qui si incontra anche con l’aspetto etico della volontà dell’uomo di arrogarsi il diritto di vita e di morte su un altro essere umano, trattando della chiacchierata tematica della clonazione e facendoci riflettere per un attimo, se l’uomo possa farsi padrone dei suoi simili e distinguere l’umanità in categorie di serie A e B, più o meno degne di esistere se non in funzione della sopravvivenza dell’altro.

Esclusa però questa fonte di riflessione, che arriva quando la storia va a comporsi e quindi il romanzo sta per raggiungere la conclusione, intanto si è dovuto affrontare un’impervia lettura (quindi a tanto bisogna arrivarci, nel frattempo!). La storia si dipana attraverso i flashback della protagonista, Kathy, che sembrano degli sterili rimbalzi di memoria, descrizioni di ricordi fini a se stessi, dietro ai quali è facile perdersi (prenderanno organicità solo a partire dalla terza parte del romanzo, come tasselli di un puzzle che devono dare la veduta di insieme). Nelle prime due parti comunque la storia risulta piuttosto confusionaria e il lettore viene sfiancato da un superficiale e piatto elenco di aneddoti, privo di tensione narrativa.

A opinione personale, nettamente in contrasto con le molte entusiaste che si trovano sul web, Non lascarmi è stata una lettura trascinata per la mancanza di pathos. E quando The Washington Post scrive: «Un romanzo meraviglioso, il migliore che Ishiguro abbia scritto dai tempi del sublime “Quel che resta del giorno”.», la domanda mi sorge spontanea: se questo è il migliore, sono pronta a leggere qualcos’altro dello stesso autore?

Sara Foti Sciavaliere

Note
(1) L’ucronìa (anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria) è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Per la sua natura, l’ucronia può essere assimilata al romanzo storico (specie per opere ambientate in un passato molto remoto) o alla fantascienza e si incrocia con la fantapolitica, mescolandosi all’utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili. (fonte: wikipedia)

(2) Per distopia (o antiutopia, pseudo-utopia, utopia negativa o cacotopia) s’intende una immaginaria società o comunità altamente indesiderabile o spaventosa. Il termine, da pronunciarsi “distopìa”, è stato coniato in contrapposizione a utopia ed è utilizzato soprattutto per descrivere una ipotetica società (spesso collocata nel futuro) nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche percepite come negative o pericolose sono portate al loro limite estremo. (fonte: wikipedia)

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