Piccole donne, il film di Greta Gerwig – Recensione

16 Gennaio 2020

È arrivato nelle sale italiane da circa una settimana, Piccole donne, scritto e diretto da Greta Gerwig, è il settimo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, e non smette di sicura di affascinare vecchie e nuove generazioni. La storia delle sorelle March è un evergreen che rinnova con i tempi che corrono pur rimanendo fedele alla narrazione della sua autrice. Grande merito però alla Gerwig per questa lettura cinematografica.

La trama
(Giusto in breve e se esiste qualcuno che non ne abbia mai sentito parlare, né letto o visto una qualunque versione della storia delle sorelle March).

Dopo la fine della guerra di secessione americana le sorelle March dovranno affrontare problemi economici, sentimentali e sociali. Tra tutte spicca la figura di Jo, determinata a trovare la propria libertà e indipendenza, spronando anche le sorelle a dare spazio al proprio talento, nonostante le rigide imposizioni della società di quel periodo.

Recensione
Promosso appieno, per mio modesta opinione la trasposizione cinematografica dell’intramontabile Piccole donne firmata dalla Gerwig. Non è mai semplice, anzi è un rischio, confrontarsi con i classici della letteratura, specie se tanto amati e già con un acclamato precedente sul grande schermo. Eppure Piccole donne di Greta Gerwig merito un forte plauso. Ha saputo riproporre la storia delle sorelle March senza tradire il romanzo né far sbagliare per la serie: “Vabbè, già visto”. Mi ha fatto rievocare le letture dell’infanzia, la mia prima edizione illustrata di Piccole donne, con un’estrema cura dei dettagli delle scenografie e dei costumi; alcune scene poi richiamavano le scene di costume della pittura impressionista.

Il film non segue l’andamento cronologico del romanzo ma avvia la vicenda in corso con ben assestati flashback che rimettono insieme le trame della storia per intrecciarsi perfettamente per l’epilogo. Una pellicola che per un verso riporta la freschezza, lo spirito positivo che la Alcott voleva imprimere al suo romanzo, e d’altro canto emoziona per l’intensità emotiva di alcuni momenti in cui si respirano i piccoli drammi e le gioie delle quattro sorelle.

Sara Foti Sciavaliere

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