Romanzo Caporale di Annibale Gagliani – Recensione

21 Gennaio 2020

Annibale Gagliani presenta Romanzo Caporale (I quaderni del Bardo), la storia di un immigrato che dal Kenya arriva in Italia dopo che i suoi sogni di poter aiutare il suo popolo vengono infranti. Un romanzo che vuole essere una denuncia della pratica del caporalato e dell’inerzia delle Istituzioni sociali e politiche.

Con la prefazione di Fabrizio Peronaci, caposervizio della redazione romana del «Corriere della Sera»; con la postfazione di Raffaele Gorgoni, storica firma RAI; foto copertina curata da Massimo Bietti, fotografo internazionale premiato dal National Geographic. Nonostante queste premesse in supporto, ammetto una recensione (la mia!) piuttosto inclemente, con una certa perplessità di chi la Puglia ci vive e la vive.

La trama
Sulla terra rossa della Cava di Bauxite, a Otranto, il suicidio narra, attraverso il flusso di coscienza, la vita da cacciatore di lucciole del protagonista, che ricorda l’Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini. Un condottiero possibile del Kenya, animato da due modelli filosofici: don Donato Panna e Thomas Sankara. La corruzione politica del suo Paese lo costringe a fuggire in Italia col sogno di costruire un avvenire di pace per la sua famiglia. La disumana navigazione sul Mediterraneo lo conduce in una terra intollerante. Diventa schiavo del caporalato, ma non s’arrende. La tragedia, dalla sequenza circolare, ha due insegnanti autorevoli: la storia e il dolore.

L’autore – Annibale Gagliani
Nasce il 4 ottobre 1992 a Mesagne (BR). Professore di lettere, giornalista pubblicista, scrittore associato Siae, saggista membro della Canadian Association for Italian Studies, poeta. Laureato con lode in Lettere Moderne all’Università del Salento, è tra i vincitori del II Master in giornalismo 3.0 di Nuovevoci Network, a Napoli, e specializzato in insegnamento della lingua e della cultura italiana agli stranieri all’Università Tor Vergata di Roma. Ha intrapreso con il Co.Re.Com, la Regione Puglia e l’Unisalento un progetto di ricerca sulle minoranze linguistiche in Puglia e collaborato con innumerevoli testate, tra le quali «Lecce Cronaca», «Il Nuovo Quotidiano di Puglia» e «L’Intellettuale Dissidente» e con blog e riviste di critica letteraria. Nel 2018 pubblica il saggio Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano e l’e-book Ground zero – Post-liquidità generazionali con IQdB Edizioni.

Nel 2019 arriva il suo terzo lavoro editoriale, Romanzo caporale, sempre per IQdB Edizioni. Tra i suoi racconti d’impegno civile, si ricorda La vita è un viaggio favoloso, vincitore del premio della critica nella III edizione del concorso letterario nazionale Fuori dal cassetto. Autore di articoli scientifici che verranno pubblicati nel 2020 come, La trattativa Mattei-Rockefeller per la Fondazione Enrico Mattei in collaborazione con la rivista «Il Mediterraneo» e un approfondimento linguistico sulle telecronache calcistiche per Treccani. Ha ideato e diretto per la casa editrice I Libri di Icaro una collana di saggistica, inchiesta giornalistica e romanzi noir titolata Sōkrátēs. Ha tenuto seminari di linguistica italiana in relazione al cantautorato in Atenei italiani e partecipato come relatore a convegni di rilevanza internazionale.

Recensione
Romanzo Caporale di sicuro mette sotto la lente di ingrandimento tutta la “filiera” del fenomeno migratorio dall’Africa fin nel nostro Paese, rimarcando la disumanità che spesso emerge nel cammino del migrante ma al contempo mostra anche la generosità di chi accoglie, seppure in minor misura.
Il protagonista, un giovane kenyota in fuga dalla sua terra, già con un grosso fardello di perdite e violenze da sostenere, è la voce narrante della storia, ed è l’unico di cui non si palesa mai il nome, forse (per come si può capire dalla premessa) perché in questo narratore confluiscono più identità, come portavoce di un coro di storie che in lui trovano unità.

Personalmente qui trovo una nota stonata: è troppo per un’unica vita, ossia è davvero plausibile che per questo povero ragazzo si profilino, dalla nascita possiamo dire, una quantità davvero incredibile di eventi gravi, lutti a non finire (quasi chiunque venga a contatto con lui in un modo o un altro muore), per non parlare che nulla pare gli venga risparmiato di qualsiasi aspetto collaterale in cui possono incappare i malcapitati migranti nel loro viaggio della speranza (i pericoli in mare, l’intolleranza razziale nelle forme più violente, lo sfruttamento fino a quello del caporalato). Se il protagonista vuole essere un manifesto/un’icona del migrante-martire diventa plausibile, altrimenti ribadisco la sensazione di una figura, pur nella sua finzione letteraria, non verosimile.

Forse immaginavo un approccio più lineare, meno sensazionalistico, come se ci fosse la volontà si suscitare l’orrore per quanto accade, a volte anche sotto ai nostri occhi. Tuttavia mi domando se il rischio non sia poi quello di urlare tutto il male e soffocare il bene che c’è, come gli episodi positivi e la solidarietà che sì viene raccontata ma finisce per diventare marginale, secondaria, finanche a dimenticarla rispetto alla disumanità, la corruzione, il marcio del sistema e della gente. E soprattutto non credo che la Puglia sia una terra intollerante come si lascia intendere, visto che da sempre è terra di accoglienza, tralasciando quelli che possono essere i casi singoli di insofferenza e estremismo rispetto a una più diffusa cultura.

Sicuramente esistono più possibilità di lettura, in base alla propria sensibilità, comunque posso affermare che Romanzo Caporale mi ha lasciato spiazzata, perplessa e in fondo infrangere gli schemi, l’immaginario condivido è ragione di riflessione.

Sara Foti Sciavaliere

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