Salone salotto salottino di Annalisa Bari – Recensione

23 Novembre 2019

Dopo cinque anni dal suo ultimo libro, è tornata nelle librerie la scrittrice salentina Annalisa Bari, Salone salotto salottino, romanzo di costume e di formazione pubblicato da Edizioni Esperidi.

La trama
“È la storia di un paesello del sud: di quelli col centro storico imbiancato di calce, case basse a terrazza e pochi palazzi signorili, con le strade di chianche, i vicoli, le curti, la piazza, la chiesa, il municipio, la scuola elementare, la farmacia e le botteghe artigiane. Tutt’intorno vigne, ulivi, pascoli e grano, case coloniche, muretti a secco e fichidindia” in cui si muovono tre generazioni di una grande famiglia borghese.”

L’autrice – Annalisa Bari
Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Lecce, con una tesi in Storia dell’Arte, ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Superiori dal 1969 al 1999.

Ha pubblicato: Non c’erano le mimose (Del Grifo, 2001); Diamanti e Ciliegie (Del Grifo, 2003); Il quarto sacramento (Del Grifo, 2005); I mercanti dell’anima (Giulio Perrone, 2008); Separè (Laterza, 2009); Legami di sangue (Laterza, 2011); Coccarde rosse (Bompiani, 2012); Solo allora cadranno le stelle (Besa, 2014).
Per il “Nuovo Quotidiano di Lecce” ha scritto “Racconti per un anno” (2006); per la rivista “Gusto di Puglia” ha curato la rubrica: “Orizzonte verde”, 2008-2009.

Per altre info www.annalisabari.it

Recensione
Non è una storia autobiografica, ma la stessa autrice ammette che è un po’ anche la storia della sua famiglia. Annalisa ci fa leggere per immagini la storia della famiglia Passolungo, che potrebbe essere la storia di altre famiglie, delle nostre famiglie, la nostra storia. Pertanto sicuramente il romanzo di Annalisa Bari può essere definito un romanzo storico, che scorre attraverso la vita di tre generazioni, dagli anni Cinquanta alle soglie del Duemila. Ma allo stesso tempo è anche un romanzo sociale, che indaga la realtà di un paese del Sud, le dinamiche in atto, i microcosmi della società o addirittura il microcosmo della “corte” che era luogo sociale che racconto di un mondo, che il tempo vede rivoluzionarsi con le trasformazioni, le innovazioni di una società che cambia, in movimento.

Le pagine di Salone salotto salottino diventano frammenti, diapositive di una pellicola che scorre sulla storia di un paese (sia con “p” maiuscola che minuscola) e le sue comunità che conoscono i cambiamenti ma dove i suoi abitanti in fondo, per certi aspetti, rimangono uguali a se stessi e quei cambiamenti li negano e li temono, come Vittorio Carriero. Diversa è Veronica, la protagonista, che afferma la sua identità, la sua voglia di emancipazione, senza rinnegare la sua terra, le radici della sua famiglia (nonostante le sue origini le sono per certi versi negate), guarda sempre oltre, “non sembra mai contenta” come l’ammonirà spesso il marito, ma lei semplicemente si pone sempre nuovi obiettivi appena ne ha raggiunto uno, non vuole lasciarsi cadere nella statica monotonia, non vuole essere rinchiuse nei limiti di uno spazio che le sia imposto, lei che sin da bambina è stata abituata a ruotare tra le case dei parenti.

Interessante è l’uso del linguaggio, con l’inserimento di termini dialettali che risultano più efficaci come tali che non in un probabile corrispettivo italiano. Il linguaggio è un ulteriore invito a entrare a più vicino contatto con i personaggi, permette di entrare nel vivo della storia, con estrema schiettezza e anche ironia, che spesso stempera l’amarezza sottesa.
Ho assaporato ogni singola pagina ma poi la letture si è fatta più incalzante sempre più incuriosita dallo sciogliere il giallo sui natali di Veronica. Man mano che le pagine che mi avvicinavano alla fine diminuivano ero combattuta tra il piacere di conoscere l’epilogo e una contrastante sensazione di non voler davvero raggiungere la fine e poter continuare a leggere di questa strampalata famiglia Passolungo, che invito a conoscere attraverso i racconti di Salone salotto salottino di Annalisa Bari.

Sara Foti Sciavaliere

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