Twenty Four Hours: la storica psycho-progressive band al loro sesto album

29 ottobre 2018

I Twenty Four Hours possono essere considerati la più longeva band di musica psycho-progressive italiana nata negli anni Ottanta. Sono giunti al loro sesto album dal titolo Close – Lamb – White – Walls, uscito il 25 ottobre 2018 per Velut Luna in Italia e per Musea nel resto del mondo.

Attivi fin dal 1982 con il nome Onyx Marker iniziarono, poco più che diciottenni, a comporre brani che miscelavano generi all’epoca apparentemente inconciliabili come il Punk e la Psichedelia, il Progressive e la New Wave.
La formazione si stabilizzò sin dal 1987 ed è rimasta la medesima sino ai nostri giorni, fatta eccezione per lo storico bassista Nico Colucci, che per motivi indipendenti dalla sua volontà è attualmente sostituito da Paolo Sorcinelli.
Qualche anno più tardi uno sconosciuto ed esile ragazzo della contea dell’Hertfordshire di nome Steven Wilson fondò quasi per scherzo i Porcupine Tree che, parallelamente e indipendentemente, portarono avanti un progetto musicale simile.

Da allora i Twenty Four Hours sono sempre stati assimilati dalla critica underground alla più famosa band inglese, anche se il sound del gruppo italiano risulta ancora più eclettico, sfaccettato e mutevole, tanto da essere talvolta di difficile collocazione e classificazione. In realtà quest’ultima caratteristica risulterà proprio essere il punto di forza della band pugliese, a livello di pubblico e critica.

ll sesto lavoro ufficiale dei Twenty Four Hours è un doppio disco ispirato volutamente, nella forma e nella sostanza, ai quattro album bianchi più importanti della storia del rock: – Closer dei JoyDivision – The Lamb Lies Down on Broadway dei Genesis – The Beatles (White Album) – The Wall(s) dei Pink Floyd.

A differenza dell’apprezzatissimo, precedente Left-To-Live, non si tratta di un concept album, bensì di una raccolta di brani che abbracciano molte fasi della vita creativa della band comprendenti anche vene ambient (Intertwined), progressive, con una lunga suite ispirata a Supper’s Ready dei Genesis (Supper’sRotten) ove viene esasperata la profonda mutazione dei valori, rispetto a quelli del passato, rock (The Tale Of The HolyFrog) e punk (77). In quest’ultimo, che apre l’album, si incontrano atmosfere aggressive punk con echi dei King Crimson, e una spettacolare battaglia finale senza esclusione di colpi fra organo Hammond e chitarra hendrixiana (!). Ma l’aspetto forse più sorprendente è rappresentato dalla collaborazione con i Tuxedomoon.

I polistrumentisti Blaine Reiningere Steven Brown collaborano attivamente in due brani dell’album, il già citato IntertwinedeAll The World NeedsIs Love, rispettivamente con voce e violino (Blaine) e Sax (Steven). Quasi a voler suggellare la preziosa cooperazione con la band californiano-belga, i TwentyFour Hours ci regalano ben 2 versioni personalizzate di quello che è forse il brano più rappresentativo e conosciuto dei Tuxedomoon: What Use.
La prima versione elettronica segue un’ennesima cover dell’inedito pinkfloydiano Embryo in un suggestivo medley dal sapore fortemente onirico, mentre una versione acustica con una batteria dotata di una doppia cassa esplosiva chiude l’album.

Resta da citare Adrian, il brano già video-single apripista del lavoro lo scorso 25 giugno, con la band al completo, forte della presenza della straordinaria vocalist Elena Aletheia, già presente su Left-To-Live, ma alla quale in quest’occasione è stato affidato un ruolo ben più consistente come “Lead Vocalist” sui brani All The World NeedsIs Love, She’sOurSister (la morte è nostra sorella) e The Tale Of The Holy Frog.  Adrian è stato dedicato alla memoria di Adrian Borland, geniale compositore, chitarrista e cantante di una delle band più influenti e sfortunate degli anni ottanta, i Sound.

Come tutti i dischi dei Twenty Four Hours, Close – Lamb – White – Walls è nato con un’anima livedurante libere composizioni e improvvisazioni alla Casa della Musica (FabLab) di Fano durante la Pasqua del 2017, per concludersi a Preganziol (TV) nella ormai “famigliare” MagisterRecording Area di Andrea Valfrè, produttore assieme a Paolo Lippe di questo ultimo lavoro.

Andrea Valfrè ha curato su banco analogico (Soundcraft 3200) l’interminabile mixing dei due dischi, mentre Marco Lincetto ha eseguito, sempre in dominio analogico (Millenia Media e Maselec), la fase di mastering.

Tracklist di “Close – Lamb – White – Walls” dei Twenty Four Hours – CD 1
– 77
– Broken Song
– Embryo
– What Use
– All The World Needs is Love
– Intertwined
– Urban Sinkhole

Tracklist di “Close – Lamb – White – Walls” dei Twenty Four Hours – CD 2
– Adrian
– Supper’s Rotten
– The Tale of The Holy Frog
– She’s Our Sister
– What Use (acoustic)

Civins

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