Una Cenerentola a Manhattan di Felicia Kingsley – Recensione

27 novembre 2018

Dopo il successi di Matrimonio di convenienza e Stronze si nasce, Felicia Kingsley torna nelle classifiche della narrativa contemporanea con Una Cenerentola a New York, un nuovo romanzo romantico e spassoso, con il messaggio tra le righe che “non serve sognare per vivere una favola”.

La trama
“Un paio di scarpe possono cambiarti la vita” è una frase che non ha mai convinto Riley, e i colpi di fulmine per lei sono sempre stati e rimangono un fenomeno atmosferico. Orfana da quando aveva dieci anni, a ventisette ha tutt’altro a cui pensare: una matrigna succhia-soldi che le inventa tutte per ostacolarla; due sorellastre aspiranti web star, sempre impegnate a tiranneggiarla; tre lavori che deve fare per riuscire a vivere nella Grande Mela; e, per non farsi mancare nulla, il romanzo a cui sta lavorando da due anni e che sogna di poter pubblicare.

Ma a New York le occasioni sono dietro l’angolo e un galà in maschera a Central Park potrebbe rappresentare il trampolino perfetto per realizzare il suo sogno. Quello che Riley non ha considerato è che a una festa del genere si possono fare anche incontri inaspettati…

E proprio per colpa di uno speciale paio di scarpe si ritrova, proprio lei, da un giorno all’altro, a diventare la protagonista della favola più romantica di sempre nella città dove tutto può succedere.

L’autrice – Felicia Kingsley
Classe 1987, vive in provincia di Modena e lavora come architetto. Matrimonio di convenienza, il suo primo romanzo inizialmente autopubblicato, ha riscosso grande successo in libreria con Newton Compton ed è diventato il secondo ebook più letto del 2017. Stronze si nasce è stato nella classifica dei bestseller per settimane. Una Cenerentola a Manhattan è il suo terzo libro. Per saperne di più: www.feliciakingsley.com

Recensione
Ho acquistato e letto Una Cenerentola a Manhattan sulla scia positiva del ricordo della lettura di Stronze si nasce (della stessa autrice), anche se temevo che il clichè della favola moderna, della povera talentuosa e sfigata che deve essere salvata dal principe azzurro dalle brutture della sua vita e dall’iniquità sociale poteva essere una trappola insidiosa. E leggendo le prime pagina del romanzo ho temuto seriamente che Felicia Kingsley fosse inciampata malamente: l’autrice si scusa subito con Perrault per averlo scomodato, ma in realtà nella mia testa iniziavano a scorrere le immagini di un film a tema, A Cinderella Story con Hilary Duff, e la protagonista Riley Moore iniziava ad avere nella mia immaginazione l’aspetto della bionda attrice e cantante statunitense. Penso con un pizzico di delusione: “Già visto!”, ma non ho smesso di leggere… fortunatamente!

Cenerentola del resto è sempre Cenerentola, non è che se ne possa fare mistero, il titolo era inequivocabile, ma Felicia Kingsley ne ha saputo tirare fuori la sua personale versione, con grande ironia e dialoghi brillanti e irriverenti, come i suoi personaggi. Un romanzo dove Cenerentola non incontra proprio il più classico dei principi azzurri (e menomale, sai che noia!) ma un pirata in smoking ma che ama i giubbotti di pelle e la sua Harley. Quindi festa in maschera a parte, castello compreso (seppure quello scenografico del Belvedere di Central Park), con il classico incontro con colpo di fulmine e annessa fuga di mezzanotte con perdita della scarpina (non di cristallo ma delle esclusivissime Louboutin super limited edition da 300mila dollari), poi tutto il resto (e non è poco) è un’altra storia.

«Una principessa e un pirata, che mangiano hot dog e patatine fritte a Central Park», constatò Riley. «È una favola piuttosto strana. Non credo che nessuno l’abbia mai scritta».
«La stiamo scrivendo adesso». (pp.96-97)

Una serie di malintesi, bugie, verità non dette, incidenti di percorso, rivelazioni e colpi di scena tengono il lettore incollato al romanzo, per scoprire che capiterà mai a Riley Moore, così forte e fragile allo stesso tempo, un’idealista cinica (pare un ossimoro… ma questo personaggio è adorabile proprio per questo, tanto che neppure un impenitente Casanova come Jesse “Showtime” Crawford, il nuovo n.1 degli scapoli d’oro di New York e astro emergente dell’editoria, saprà resisterle).
Così come per la più classica versione della favola non è possibile non detestare la matrigna e le sorellastre, l’inconsistenza cerebrale e la svilente presunzione delle seconde e l’assurda subdola e perversa malignità della prima, dei veri abusi familiari con tanto di violenza psicologica che fanno gridare giustizia. E fortuna che almeno nei romanzi una giustizia c’è, giunge con i suoi tempi, ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.

Un espediente narrativo molto interessante (e devo ammettere che è stato ciò che all’inizio mi ha spinto a proseguire nella lettura) sono gli articoli del lunedì di Ray Mullighan della rubrica «Maschi contro femmine», sprezzanti “perle di saggezza” da fornire ai maschietti contro le più “pericolose” tipologie del gentil sesso. Non è bene mai mettere la gente in rigide caselle di uno schedario, ma in fondo nello sferzante sarcasmo di questi articoli (appositamente scritti per il romanzo) c’è purtroppo tanta verità, e lo ammetto da donna. In questi interventi all’interno della narrazione, vi ho trovato un po’ le idee del film La dura verità: all’inizio Ray Mullighan me lo sono immaginato proprio come Gerard Butler… ma poi ho iniziato a pensare che dietro ci fosse altro, tuttavia non dico di più per non spoilerare troppo del romanzo.

Siamo abituati a sentire a parlare di morale della favola, e come ogni favola che si rispetti anche una moderna dovrebbe averne una e io ho trovato la mia in Una Cenerentola a Manhattan. Nel lead di questo post ne ho citato una, ma è quella che Newton Compton ha messo in evidenza sulla quarta di copertina. Io userei più le parole che la Kingley mette in bocca allo stylist Romeo, uno dei personaggi che potremmo riconoscere nel ruolo di “fata-madrina”: «Chi si accontenta, raccoglie ciò che la vita gli dà. Chi non si accontenta, se ne fotte di quello che la vita gli dà, va a prendersi quello che vuole» (pp.67-68).

Sara Foti Sciavaliere

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– S.Foti Sciavaliere, Stronze si nasce di Felicia Kingsley – Recensione, in agorart.net, 19 luglio 2018

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