Il vascello e la luna: un racconto breve di Ornella Albanese

Per inaugurare il contest di narrativa Salento in Love, la scrittrice Ornella Albanese, nota penna dei romance italiani e abilissimi autrice di romanzi storici, ci ha fatto dono di un suo racconto, Il vascello e la luna, che da una torre e la sua suggestioni prende ispirazioni (in linea con il tema del nostro contest). Lei che il Salento lo conosce bene date le sue origini leccesi e che in passato ci ha onorato di presiedere la giuria del Premio Salento in Love.
Buona lettura!!

Il vascello e la luna

di Ornella Albanese

Sabbia cedevole sotto i piedi nudi. Frammenti di luna sul mare, in una danza lieve. Odore di alghe. Gettati indietro dal vento, i capelli si impigliano nei rami bassi dei pini.
Contro il plenilunio, la sagoma nera di un vascello.
Le vele sono gonfie di vento eppure non si muove, possibile che si trovi dentro un sogno?
Adesso lei è ferma su una duna di sabbia. Le onde vanno e vengono come certi pensieri che non fa in tempo ad afferrare.
Poi sciacquio di remi che tagliano l’acqua. Poi rumore di una barca trascinata a riva. Lei immobile, come per un’attesa di secoli.
Quell’ansito corto e veloce è il suo respiro.
L’uomo appare alla distanza di un soffio, così alto da nascondere la luna.
Nel buio ne riconosce l’odore, di vento e di terre lontane. L’abbraccio è nero come la notte, il bacio è dolce tenebra che la invade. Un pulviscolo lattiginoso disegna la sua sagoma, capelli lunghi, spalle forti. Gli occhi, fessure lucenti. Sul petto, il bianco acuminato di un dente di squalo.
Lei riconosce il tocco delle dita. Mani che stringono il timone e ammainano vele, all’improvviso lievi sulla sua pelle. Spostano piano la stoffa sottile nella carezza. Cercano il tepore della nuca sotto i capelli.
Entrano lenti nell’acqua e la camicia le galleggia intorno.
Il bacio sa di sale e di mistero. Il bacio sa di addio.
Qualcosa fa male come pelle che si lacera. Come cuore che si spezza. E’ di nuovo sola, nella notte d’argento. Stretto nel pugno, il dente di squalo incide la carne.
Il vascello sembra animarsi, nitido contro la luna. Scivola sulle onde, entra nel buio e si fa buio.

Apre gli occhi di colpo.
Ancora persa nel sogno, fatica a ritrovarsi nella torre sul mare. Una torre sul mare blu del Salento. Pietra viva e antichi spessori, suo padre l’ha ristrutturata per portarci gli amici che contano, tutta la sua detestabile corte.
Ha sognato l’uomo del ritratto, una bellezza crudele dentro la cornice scura. Lineamenti affilati da sparviero e capelli d’inchiostro. Persino il dente di squalo. Ma se si guardano solo gli occhi sulla tela, solo gli occhi in quel viso da sparviero, si riesce a cogliere una luce, un languore.
Il respiro si affanna e poi si impiglia in gola.
Solleva la trapunta con dita gelate.
La camicia è umida di alghe. E un dolore sottile si sovrappone al panico. La goccia di sangue è minuscola nel palmo, come se qualcosa di acuminato avesse inciso la carne.
Adesso il cuore picchia violento.
Acuminato come un dente di squalo.

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La redazione di AgorArt e l’Associazione Morfè ringraziano di cuore Ornella Albanese per la sua cortese disponibilità. E intanto aspettiamo i vostri racconti 😉

* La cover che accompagna questo post è stata realizzata dall’illustratrice Dora Foti Sciavaliere, che si occuperà delle cover di tutti i racconti in gara, come già avvenuto per il I Premio Salento in Love.

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