“Canto della pianura” di Kent Haruf – Recensione

“Canto della pianura” è il secondo volume della Trilogia della Pianura dello scrittore americano di Kent Haruf, tradotto per NNT Edizioni da Fabio Cremonesi.

La trama
Con “Canto della pianura” si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza. Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un’insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all’allevamento di mucche e giumente. Come in “Benedizione”, le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d’amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio.

L’autore – Kent Haruf
È stato uno dei più apprezzati scrittori americani (1943-2014). Ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale della PEN/Hemingway Foundation. Con il romano “Canto della pianura” è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize e al New Yorker Book Award.
Dopo la Trilogia della Pianura (“Benedizione”, “Canto della pianura” e “Crepuscolo”) e “Le nostre anime di notte”, NNE pubblicherà anche i primi due romanzi di Haruf, “Vincoli” e “Where You Once Belonged”.

Recensione
“Canto della pianura” di Kent Haruf racconta di uno spaccato di quotidiano in una provincia sperduta dell’entroterra americano, in una realtà rurale ma non bucolica, dove la normalità riempie le pagine capitolo dopo capitolo facendone una storia intensa seppure ordinaria. Tra le storie narrate da Haruf in questo romanzo emerge con maggiore appeal quella della liceale Victoria, ragazza madre che va a vivere nella fattoria sperduta degli anziani fratelli McPheron.

Haruf si avvale di uno stile essenziale e didascalico.Il ritmo è lento, ma paradossalmente riesce a sostenere il procedere della lettura, è una lentezza meditativa che ben si accompagna ai ritmi di vita dei personaggi e alle atmosfere sonnolenti e quasi sospese della storia. Non c’è suspense, ma solo l’ordinaria umanità vive e sopravvive all’intemperie della vita di tutti giorni.

Sara Foti Sciavaliere