La Padrona di Alessandra Borghese: diario di una donna romana del Seicento – Recensione

La principessa Alessandra Borghese è autrice per Mondadori del romanzo La Padrona, ritratto di una nobildonna irrequieta nel cui diario si leggono appunti su Roma e la sua storia nel primo ventennio del XVII secolo e le vicende del suo personale dolore per un abbandono mai accettato che la conduce alla prostituzione.

In una sorta di introduzione al libro, Alessandra Borghese afferma che il diario è stato ritrovato in un vecchio archivio abbandonato. Erano una serie di note, appunti e riflessioni scritti senza una cadenza regolare. L’autrice avrebbe rivisto un po’ il linguaggio per renderlo più diretto e modificato qualche particolare per conservare l’anonimato della protagonista e della sua famiglia, visto che – secondo l’autrice – ancora oggi i discendenti vivono tra Firenze e Roma.

Trama
Nella Roma del primo Seicento, animata da controversie religiose, pervasa dal rigoglioso fervore architettonico dovuto all’iniziativa del neoeletto Paolo V – Camillo Borghese, Galileo e Caravaggio si contendono la fama di ospite più illustre della città. Su questo sfondo una donna di nobili natali che, ferita per l’abbandono del padre e delusa da una prima esperienza sentimentale, decide di prostituirsi, quasi a cercare una vendetta per il dolore subito. E lo fa per anni, indossando una maschera e recitando il ruolo della Padrona, infliggendo dolore e umiliazione a ogni uomo che si presta ai suoi perversi giochi erotici. Una nascosta vita di trasgressione che anziché liberarla dai fantasmi del passata, le infliggono altra sofferenza, fino alla scoperta dell’immensità dell’amore divino la induce a intraprendere un graduale cammino di redenzione. La Padrona cambia radicalmente il suo percorso di vita e arriva così a incrociare nuovamente quello dell’uomo che più di ogni altro ha segnato la sua esistenza: il padre.

L’autrice – Alessandra Borghese
Giornalista e scrittrice, è figlia del Principe Alessandro Romano Borghese (1924-1994) e della Contessa Fabrizia Citterio (1938). È una delle eredi della potente famiglia romana che ha abitato la famosa Villa omonima e il Palazzo Borghese fino agli inizi del secolo scorso. Compie studi cattolici presso l’Istituto Trinità dei Monti di Roma, per poi conseguire la laurea in Business Administration all’Università John Cabot College con specializzazione in marketing e management. Lavora per tre anni nella città di New York presso la società American Express. Ritornata a Roma, nel 1990 fonda il Centro Culturale Alessandra Borghese con il quale si occupa di ideare ed organizzare esposizioni d’arte di grande successo e prestigio internazionale.

Dal 2001 è autrice di libri, alcuni dei quali best seller e, dopo aver collaborato con “Panorama” e “Il Tempo”, oggi scrive per “Gente”, “Style-Corriere della Sera” e “QN-Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno”. Dal maggio 2005 è hospitalière del Santuario Notre-Dame de Lourdes e dal luglio 2006 è membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Civitas Lateranensis, che fa capo all’omonima Università Pontificia. Tra le sue opere ricordiamo Con occhi nuovi (Piemme 2004), Sulle tracce di Joseph Ratzinger (Cantagalli 2007) e Lourdes (Mondadori 2008), La Verità chiede di essere conosciuta (Rizzoli 2011), Aplomb Vaticano (Libreria Editrice Vaticana 2012). I suoi libri sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco e giapponese. La Padrona è il suo primo romanzo.

Recensione
Molta storia e poca narrativa. Su circa 170 pagina di libro si possono contare (e le ho letteralmente contate!) solo una trentina di pagine in cui la protagonista racconta realmente di se stessa, il resto sono descrizione di Roma, dei suoi monumenti, dei personaggi che gravitavano nella Città Eterna all’inizio del Seicento, di aneddoti e pettegolezzi dell’epoca. L’autrice aveva premesso che si trattava di appunti e riflessioni sparse, ma forse sarebbe stata una scelta migliore non parlare di questo libro come di un romanzo. O in caso contrario, dato che la Borghese ha voluto tutelare l’identità della nobildonna avrebbe potuto giocare un po’ di fantasia e colmare le lacune narrative che di certo questo libro urla ad ogni pagina.

Una lettura qua e là per il web, è pare sia opinione condivisa che La Padrona sembri più un’apologia della famiglia Borghese nella figura di uno dei suoi più illustri avi, papa Paolo V, che fu pontefice dal 1605 al 1621. Occupa più capitoli lui che la stessa anonima protagonista.

Un’altra piuttosto comune chiave di lettura di questo libro è una sorta di parabola della vita stessa dell’autrice, del suo cammino di vita e di fede. Come di fatto ha raccontato la stessa Alessandra Borghese nel suo Con occhi nuovi (2004), lei, pronipote di un Papa, di cardinali, di vescovi e abati aveva finito per allontanarsi dalla fede, catturata dai disvalori, dal cinismo, spesso dalla immoralità dell’ambiente sfarzoso e cosmopolita che aveva dominato la sua giovinezza. Giunge poi la consapevolezza di andare alla deriva, senza direzione e senza senso, e con essa il ritorno al Vangelo, la conversione, il desiderio di comunicare ad altri la riscoperta della fede. Un po’ il cammino della nostra nobildonna romana del Seicento, resa piuttosto attuale dal suo ruolo di Padrona, che ricorda le Dominatrici delle moderne pratiche sessuali sadomaso.

La Padrona è una parabola con una morale certo edificante: l’autoconversione di questa Maddalena, che riconciliatasi con il dolore del suo passato e superata la dissolutezza del suo presente si dedica con amore caritatevole al sollievo della sofferenza altrui tra le mura dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia.
Rimane comunque ferma la personale convinzione che per chi voglia leggere un romanzo La Padrona non è mensionabile nel genere. Consiglierei quindi di cercare altrove.

Sara Foti Sciavaliere